• ‘NDRANGHETA: CONCLUSA FESTA POLSI, BOSS NON C’ERANO 

    Non c’erano i boss della ‘ndrangheta alla festa della Madonna della Montagna, conclusasi nel santuario di Polsi. Secondo i rilevamenti fatti dagli investigatori, gli esponenti delle cosche che erano presenti erano inferiori come numero rispetto agli scorsi anni e, in piu’, si è trattato di esponenti di secondo piano dell’organizzazione criminale. Un fatto che gli investigatori spiegano con gli arresti di affiliati alla ‘ndrangheta fatti negli ultimi tempi, e in particolare con l’operazione Crimine eseguita il 13 luglio scorso, e con una prudenza dei mafiosi legata alla massiccia presenza di forze dell’ordine, che hanno effettuato servizi di controllo molto accurati.

    Ansa

     
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  • La ‘ndrangheta “in processione” alla Madonna della Montagna! 

    Nell’Italia dove tutti sanno e poco si fa’ può accadere anche che una festa religiosa possa essere momento si di riflessione, ma anche di decisioni ed incoronazioni che nulla hanno a che fare con il culto.

    Oggi a Polsi (RC) si celebra la Madonna della Montagna, celebrazione antichissima che risale addirittura all’anno 1144 ma che negli ultimi anni “all’insaputa di tutti” è stato luogo di incontri tra boss della ‘ndrangheta, anzi più che semplici incontri delle vere e proprie “incoronazioni” (nel 2009 proprio durante la celebrazione della Madonna della Montagna fu’ incoronato il nuovo capo della ‘ndrangheta oggi in galera, l’ottantenne Domenico Oppedisano) e appuntamenti per concordare strategie e spartizioni degli affari, insomma come si farebbe tra normali imprenditori o soci in una riunione del consiglio direttivo di una società.

    Qualche mese fa’ il vescovo di Locri Giuseppe fiorini Morosini aveva scritto una lettera aperta indirizzata ai vari boss, chiedendo di “…non infangare il nome del Santuario e di restituirgli la dimensione religiosa che gli appartinene….” (Continua…)

     
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  • Manca da cinque giorni testimone di giustizia. 

    Da cinque giorni a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, non si hanno più notizie di Antonio Lucente, 39 anni. Il giovane è scomparso il 26 agosto, dopo essersi allontano da casa a bordo di una macchina in compagnia di una persona. A denunciare la scomparsa dell’uomo, padre di una bimba di appena un mese, è stata la sua compagna che, non vedendolo tornare a casa, si è rivolta a carabinieri denunciando la sua scomparsa. I militari dell’Arma hanno avviato subito le indagini perchè temono possa essere vittima di un caso di lupara bianca. In passato, infatti, Lucente ha collaborato con le forze dell’ordine e grazie alle sue dichiarazioni sono stati arrestati esponenti della criminalità organizzata del Lametino e della zona montana. L’uomo è stato visto per l’ultima volta in compagnia di un suo amico, giovedì sera scorso, lungo la strada che collega Carlopoli a Bianchi, due comuni dell’area montana lametina non molto distanti da Soveria Mannelli, (Continua…)

    • Andrea Sacco 18:55 on 31 agosto 2010 Permalink | Rispondi

      Speriamo bene come nei casi occorsi in passato. La vita è vita. E’ però un articolo che non mi quadra per alcuni dettagli: Antonio era collaboratore o testimone? perchè verso la fine si parla di un suo arresto nell’ambito della operazione Cronos. In internet si trova solo un riferimento vago tra l’altro nella cache di google dal momento che il sito è inaccessibile (www.siciliaantiusura.it/filedown.asp?s=25182&l=2) per malware.
      Infine: se è persona sotto misure di protezione – essendo rimasto in Calabria e non sradicato dalla sua terra come i Masciari non era sotto speciale programma di protezione – l’articolo ne descrive libertà di movimenti con amicizie in zone fuori dall’abitato.
      Con questo commento non voglio gettar semi di sospetto sulla persona ma la necessità di maggior precisione nell’informazione, come questo blog ha preteso ogni volta per errori marchiani inaccettabili di quotidiani, televisioni nazionali e pure – ahimè – parlamentari.

    • Tommaso Conversano 23:18 on 31 agosto 2010 Permalink | Rispondi

      Il problema è sempre lo stesso Andrea, la stampa (e non solo quella) non riesce ancora a fare un distinguo ben preciso tra collaboratori di giustizia e testimoni di giustizia. Molti articoli su questo fatto (tra il quale questo stesso) fanno confusione dichiarando la persona scomparsa, nei titoli “testimone di giustizia” per poi nell’articolo parlare di “collaboratore”. Errore purtroppo comune ma gravissimo dal punto di vista interpretativo che crea confusione nei lettori….e non solo in loro!

     
  • ‘Ndrangheta, Nicola Gratteri: “In grado di formare un proprio partito. Ma non ne ha bisogno: ha già i vari politici in tasca” 

    ‘Sono i politici che vanno a casa dei capi mafia e chiedono i voti. In certe zone del Sud, le cosche controllano il 20 per cento dei voti’. E fra le altre cose rivela: “Ci sono omosessuali anche fra i grandi boss. Ma fanno tutto di nascosto. Altrimenti, verrebbero uccisi. Si uccide per molto meno…’.

    Nicola Gratteri procuratore aggiunto di Reggio Calabria, autore de «La Malapianta» (Mondadori), è stato intervistato dal messmediologo Klaus Davi nella trasmissione “KlausCondicio” in onda su You Tube.  “La Chiesa calabrese sta facendo muro contro la mafia. Un esempio è stato dato dal vescovo di Locri, che ha fatto una lettera durissima contro i boss”, dichiara Gratteri. E a chi gli chiede “Ratzinger sta troppo zitto sulla mafia secondo lei?”, “Sì troppo”, risponde: “è il secondo problema degli italiani. La Chiesa dovrebbe farsi sentire di più, data la gravità dei tempi e con la disoccupazione”.

    Secondo il procuratore, “La ‘ndrangheta, forte dei dividendi ricavati dal commercio di cocaina, sarebbe perfettamente in grado di dare vita a un proprio partito; ma non ne ha necessità, visto che sono i politici che vanno a casa dei capi (Continua…)

     
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  • LUMIA: LIBERO GRASSI SFIDO’ LA MAFIA, L’OMERTA’ E L’INDIFFERENZA 

    Libero Grassi è stato ucciso perché aveva osato ribellarsi al potere mafioso, sfidando l’omertà e l’indifferenza della classe imprenditoriale e della società civile di allora. Purtroppo, come è accaduto spesso nella storia della lotta alla mafia, fu lasciato solo a condurre una battaglia – diceva lui – per la dignità e la libertà di imprenditore e cittadino.

    Erano anni difficili, scanditi dai continui omicidi di magistrati, uomini delle forze dell’ordine, giornalisti … era ancora opinione diffusa che la lotta alla mafia riguardasse soltanto lo Stato. Grassi capì che per liberare le imprese dal giogo del racket e i territori dal condizionamento di Cosa nostra era indispensabile affrontare a viso aperto il potere mafioso. Capì anche che la battaglia non poteva riguardare esclusivamente la magistratura e le forze dell’ordine.

    Oggi, per fortuna, molto è cambiato sul fronte della lotta alla mafia e del contrasto al racket delle estorisioni. Molti operatori economici hanno cominciato a denunciare il pizzo, le associazioni antiracket svolgono un lavoro prezioso, le stesse associazioni di categoria hanno deciso di fronteggiare il problema con impegni concreti ed efficaci. C’è una nuova sensibilità, ma questo non basta.

    L’introduzione della denuncia obbligatoria da parte degli operatori economici che subiscono estorsioni è uno strumento utile ed estremamente efficace per reprimere il fenomeno. Basti pensare a quante risorse ed energie si libererebbero se tutti denunciassero. Con meccanismi di premialità e penalità di carattere amministrativo si potrebbe dare un forte impulso alla denuncia.

    Anche sul piano culturale sarebbe fondamentale un maggiore investimento di idee, risorse per rafforzare i presìdi e le (Continua…)

     
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