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	<title>Blog degli Amici di  Pino Masciari</title>
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	<description>Ogni persona che viene a conoscenza della mia storia, mi allunga la vita di un giorno</description>
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		<title>&#8216;NDRANGHETA: ARRESTATO LATITANTE SFUGGITO A MAXI-BLIZ DI LUGLIO</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 14:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato arrestato dai carabinieri del gruppo operativo di Monza, Giuseppe Medici, latitante nell&#8217;ambito del maxi-bliz contro la &#8216;ndrangheta del 13 luglio scorso delle Dda di Milano e Reggio Calabria che aveva portato ad oltre 300 arresti. Medici, calabrese di 52 anni, arrestato due giorni fa a Milano e destinatario di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/agi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7057" style="margin: 5px;" title="agi" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/agi.jpg" alt="" width="99" height="65" /></a>E&#8217; stato arrestato dai carabinieri del gruppo operativo di Monza, Giuseppe Medici, latitante nell&#8217;ambito del maxi-bliz contro la &#8216;ndrangheta del 13 luglio scorso delle Dda di Milano e Reggio Calabria che aveva portato ad oltre 300 arresti. Medici, calabrese di 52 anni, arrestato due giorni fa a Milano e destinatario di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Andrea Ghinetti, su richiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari, e&#8217; accusato di associazione mafiosa. Avrebbe fatto fatto parte <span id="more-7056"></span>della &#8216;locale&#8217; della &#8216;ndrangheta di Mariano Comense (Como), una delle 15 &#8216;locali&#8217; individuate dagli inquirenti tra Milano, Como e Pavia. Il latitante lavorava come aiuto cuoco in un ristorante frequentato dai boss Cosimo Barranca e Vincenzo Mandalari. Il primo e&#8217; stato arrestato nel luglio scorso, mentre il secondo e&#8217; tuttora latitante. Al momento dell&#8217;arresto Medici aveva con se&#8217; documenti falsi.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Chiesa, 28 anni fa&#8217;: una strage per eliminare un simbolo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le sentenze, tutte ormai definitive, parlano di &#8220;coesistenza di  specifici interessi, anche all&#8217;interno delle istituzioni, all&#8217;  eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla  capacità del generale Carlo Alberto dalla Chiesa&#8221;. Ma anni di processi  non hanno fatto luce sul ruolo di soggetti diversi da Cosa nostra  nell&#8217;eccidio di via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/dallachiesa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7054" style="margin: 5px;" title="dallachiesa" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/dallachiesa-300x278.jpg" alt="" width="146" height="136" /></a>Le sentenze, tutte ormai definitive, parlano di &#8220;coesistenza di  specifici interessi, anche all&#8217;interno delle istituzioni, all&#8217;  eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla  capacità del generale Carlo Alberto dalla Chiesa&#8221;. Ma anni di processi  non hanno fatto luce sul ruolo di soggetti diversi da Cosa nostra  nell&#8217;eccidio di via Carini. A ricordare, nel giorno del ventottesimo  anniversario, la figura del prefetto di Palermo è il ministro  dell&#8217;Interno Roberto Maroni che ha deposto una corona di fiori sul luogo  dell&#8217;eccidio.</p>
<p>Una messa sarà celebrata nella caserma dei carabinieri intestata al  generale, in corso Vittorio Emanuele. Insieme con Dalla Chiesa vennero  assassinati la moglie Emanuela Setti Carraro e l&#8217;agente di scorta  Domenico Russo. Il 3 settembre <span id="more-7053"></span>del 1982 la guerra che la mafia aveva  dichiarato allo Stato segnò uno dei momenti più tragici. Sotto una  pioggia di piombo cadde un simbolo delle istituzioni, costretto, negli  ultimi giorni della sua vita, ad affidare al giornalista Giorgio Bocca  l&#8217;amaro sfogo di chi ha capito di essere solo.</p>
<p>&#8220;Un uomo viene colpito quando viene lasciato solo&#8221;, disse. Nell&#8217;  uccisione di Dalla Chiesa, massacrato a colpi di kalashnikov in via  Isidoro Carini, mentre era in auto con la moglie, seguito dall&#8217; Alfetta  di scorta dell&#8217;autista, il ruolo esecutivo della mafia è ormai  accertato. La giustizia, però, si è fermata ai mandanti mafiosi, dunque,  e agli esecutori materiali.</p>
<p>All&#8217;ergastolo sono stati condannati i killer Raffaele Ganci, Giuseppe  Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia e a 14 anni i collaboratori  di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Gli uomini della  &#8220;cupola&#8221;, Totò Riina, Bernardo Provenzano e Michele Greco, erano già  stati condannati al maxiprocesso, nato proprio da un rapporto di Dalla  Chiesa contro 162 esponenti di Cosa nostra.</p>
<p>Quello che accadde la sera del 3 settembre in via Carini ha provato a  descriverlo la Procura di Palermo, attraverso una simulazione  dell&#8217;eccidio realizzata dagli esperti della scientifica. L&#8217;A112, su cui  si trovavano il prefetto e la moglie, venne affiancata e superata da una  Bmw 518. A bordo c&#8217;erano Antonino Madonia e Calogero Ganci. A fare  fuoco con un kalashnikov fu Madonia che sparò dando le spalle al  parabrezza.</p>
<p>Una seconda vettura, guidata da Anzelmo, seguiva il prefetto, pronta  ad intervenire per bloccare l&#8217; eventuale reazione dell&#8217; agente di  scorta. Dal giorno del suo insediamento erano passati poco più di 3  mesi, cento giorni. Il 30 aprile 1982 Dalla Chiesa era giunto in  Prefettura a bordo di un anonimo taxi. Durante i giorni che precedettero  la strage di via Carini cercò di rispondere allo strapotere delle  cosche e di spezzare il legame tra mafia e politica.</p>
<p>Le iniziative di Dalla Chiesa furono frenate da ostilità politiche  ambientali e da una ridotta capacità di intervento. Il prefetto reclamò  continuamente la concessione di poteri di coordinamento che solo dopo la  sua morte, però, vennero formalizzati.</p>
<p>&#8220;Il ricordo del sacrificio del generale Dalla Chiesa è perciò ancora  oggi preziosa occasione per rafforzare, specialmente nei giovani, la  cultura della legalità e il senso della democrazia, e per rinnovare un  convergente e deciso sostegno delle istituzioni repubblicane e della  società civile all&#8217;attività di contrasto delle organizzazioni criminali  svolta dalla magistratura e dalle forze dell&#8217;ordine, al fine di  contenerne la capacità di controllo del territorio e di infiltrazione  nella economia, nazionale e internazionale&#8221;. Lo scrive il presidente  della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio in occasione della  uccisione, 28 anni fa, del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della  moglie Emanuela Setti Carraro e dell&#8217;agente di scorta Domenico Russo.</p>
<p><em>Ansa</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8216;NDRANGHETA: BENI PER 500 MILA EURO SEQUESTRATI NEL VIBONESE</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su proposta del questore di Vibo Valentia, ed in seguito ad una attivita&#8217; info -investigativa del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, il Tribunale, sezione misure di prevenzione, di Vibo Valentia ha disposto il sequestro e la conseguente confisca dei beni immobili che sono nella disponibilita&#8217; Rosario Fiare&#8217;, 62 anni, considerato il boss dell&#8217;omonimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/gico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7051" style="margin: 5px;" title="gico" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/gico-300x224.jpg" alt="" width="137" height="103" /></a>Su proposta del questore di Vibo Valentia, ed in seguito ad una attivita&#8217; info -investigativa del Gico della Guardia di Finanza di Catanzaro, il Tribunale, sezione misure di prevenzione, di Vibo Valentia ha disposto il sequestro e la conseguente confisca dei beni immobili che sono nella disponibilita&#8217; Rosario Fiare&#8217;, 62 anni, considerato il boss dell&#8217;omonimo clan di San Gregorio D&#8217;Ippona, per un valore complessivo che si aggira intorno ai 500.000 euro. Analogo provvedimento era stato adottato nei confronti del figlio Vincenzo qualche giorno addietro. Rosario Fiare&#8217;, coinvolto nell&#8217;operazione &#8220;Rima &#8220;, attualmente agli arresti domiciliari per aver violato le prescrizioni stabilite per la sorveglianza speciale, e&#8217; considerato dagli inquirenti appunto un elemento di vertice dell&#8217;omonima cosca che risulta strettamente <span id="more-7050"></span>legata agli ambienti della criminalita&#8217; organizzata capeggiata dal clan dei Mancuso di Limbadi. II provvedimento ha confermato le conclusioni cui sono giunti gli investigatori che hanno effettuato la specifica attivita&#8217; d&#8217;indagine patrimoniale, grazie alla quale, e&#8217; stato possibile accertare una sproporzione tra il valore dei beni realmente posseduti o, comunque, nella sua disponibilita&#8217; ed i redditi effettivamente dichiarati al fisco. In particolare il provvedimento di confiscariguarda un terreno con fabbricato sito nel comune di Vibo Valentia; un appartamento, anch&#8217;esso situato in Vibo Valentia ed un altro appezzamento di terreno, sito nel comune di S. Gregorio D&#8217;Ippona.</p>
<p><em>AGI</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: Quattro lettere minatorie con 2 proiettili al Governatore Scopelliti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 15:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro lettere anonime sono state recapitate  questa mattina a Palazzo Alemanni, poco prima di mezzogiorno: tre  contenevano insulti e minacce generiche al Presidente della Regione  Calabria, Giuseppe Scopelliti. Nella quarta c&#8217;erano i proiettili, con  uno scritto in cui ci sono avvertimenti con riferimenti a precisi fatti  del reggino. Sull&#8217;esatto contenuto di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/06/giuseppe-scopelliti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6616" style="margin: 5px;" title="giuseppe-scopelliti" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/06/giuseppe-scopelliti-258x300.jpg" alt="" width="132" height="154" /></a>Quattro lettere anonime sono state recapitate  questa mattina a Palazzo Alemanni, poco prima di mezzogiorno: tre  contenevano insulti e minacce generiche al Presidente della Regione  Calabria, Giuseppe Scopelliti. Nella quarta c&#8217;erano i proiettili, con  uno scritto in cui ci sono avvertimenti con riferimenti a precisi fatti  del reggino. Sull&#8217;esatto contenuto di questo scritto (un paio di  pagine) gli inquirenti mantengono un riserbo strettissimo. Sono  immediatamente partiti gli accertamenti della Digos con il coordinamento  della Procura della Repubblica di Catanzaro. Un magistrato delegato dal  procuratore capo Vincenzo Lombardo ha incontrato Scopelliti in tarda  mattinata.  Scopelliti si trova in questo momento nel suo ufficio, ha  presentato denuncia alla polizia di Stato e con lui si trovano il  Presidente del Consiglio Regionale, Francesco Talarico; l&#8217;On Michele  Traversa e l&#8217;assessore regionale all&#8217;agricoltura Michele Trematerra.  «C&#8217;è un clima &#8211; ha detto Scopelliti &#8211; di destabilizzazione».<span id="more-7047"></span><strong>LE MINACCE RAFFORZANO IL NOSTRO IMPEGNO</strong> «Le  minacce indirizzate a figure istituzionali, che si ripetono con  preoccupante frequenza, non faranno venire meno, ma anzi rafforzano,  l&#8217;impegno volto alla difesa della democrazia e alla sicurezza di chi &#8211;  eletto dai cittadini &#8211; li rappresenta nelle libere Istituzioni». Così  scrive Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna e della  Conferenza delle Regioni, al presidente della Regione Calabria Giuseppe  Scopelliti, al quale è stata recapitata una lettera contenente due  proiettili e frasi minacciose. «Ti esprimo &#8211; scrive Errani rivolgendosi a  Scopelliti &#8211; sincera solidarietà e vicinanza».</p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8216;Ndrangheta/ Vescovo: &#8220;Calabresi trovino coraggio di denunciare&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se non ritroviamo il coraggio di denunciare e combattere l&#8217;illegalita&#8217;  resteremo  schiavi di chi ha l&#8217;arroganza di poter dominare sugli altri.  La Calabria non crescera&#8217; mai, miei cari, se i suoi figli non   riusciranno a scrollarsi di dosso la schiavitu&#8217; della sopportazione  silenziosa dell&#8217;illegalita&#8217;. Essa non ha mai dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/vescovo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7044" style="margin: 5px;" title="vescovo" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/vescovo.jpg" alt="" width="163" height="127" /></a>&#8220;Se non ritroviamo il coraggio di denunciare e combattere l&#8217;illegalita&#8217;  resteremo  schiavi di chi ha l&#8217;arroganza di poter dominare sugli altri.  La Calabria non crescera&#8217; mai, miei cari, se i suoi figli non   riusciranno a scrollarsi di dosso la schiavitu&#8217; della sopportazione  silenziosa dell&#8217;illegalita&#8217;. Essa non ha mai dato  benessere alla nostra  regione e non lo dara&#8217; mai&#8221;. Lo ha detto il vescovo di Locri-Gerace,  mons. Giuseppe Fiorini Morosini,  parlando al santuario della Madonna di  Polisi durante la veglia di preghiera. Anche inq uesta occasione il  vescovo ha fatto  riferimento alle polemiche suscitate dalle immagini  delle forze dell&#8217;ordine che hanno ripreso i summit mafiosi durante   l&#8217;annuale raduno religioso per la festa della Madonna, nel santuario  situato in Aspromonte. &#8220;Quando a meta&#8217; luglio &#8211; ha  detto &#8211; le  televisioni di tutto il mondo hanno trasmesso filmati girati qui a  Polsi, che attestavano inequivocabilmente  come questo santuario venga  profanato <span id="more-7042"></span>periodicamente da incontri e riunioni illegali, che nulla  hanno da spartire con  la fede, immediatamente ho reagito con un  comunicato stampa e con una lettera aperta rivolta a quanti erano stati   protagonisti di tali incontri. Ma questa sera intendo rivolgermi a voi  tutti, che state vegliando con me, soprattutto  a voi giovani, che spero  possiate seguire questo mio discorso tramite gli altoparlanti dislocati  in tutta la zona sacra di  questo santuario. Voglio invitarvi al  pentimento e alla conversione, prendendo coscienza di alcuni nostri mali  e  cercando di uscirne fuori con coraggio e tempestivita&#8217;&#8221;. Vedendo il  filmato di riunioni illegali sotto l&#8217;immagine della  Madonna, tutti si  sono chiesti: come si puo&#8217; mescolare la religione con l&#8217;illegalita&#8217; e il  male? Io chiedo a tutti voi &#8211;  ha detto Morosini &#8211; se tale errore,  anche se in forme meno gravi, non sia presente anche in noi, quando non  prestiamo  attenzione alle implicanze del Vangelo nella nostra vita, e  riduciamo i nostri gesti religiosi e le nostre devozioni,  sacramenti  inclusi, a formalita&#8217; esteriori, frutto piu&#8217; di tradizione che di scelta  autentica di fede. Questa sera abbiamo  bisogno di chiedere perdono  anche noi a Dio e promettergli di convertirci. Nell&#8217;illegalita&#8217; &#8211; ha  aggiunto &#8211; si finisce quando  si ricerca il benessere e la ricchezza  fuori dalle regole morali dettate dalla legge di Dio e degli uomini.  Questa sera  noi dobbiamo chiedere perdono a Dio per quella tentazione  dalla quale ci lasciamo prendere, per cui pur di far soldi non   guardiamo se la strada che percorriamo e&#8217; quella giusta. Dobbiamo  chiedere perdono per tutte quelle persone che chiudono  gli occhi sulle  ricchezze godute, senza chiedersi da dove arrivano, se il denaro usato  sia sporco o pulito&#8221;.</p>
<p><em>Affaritaliani.it</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8216;NDRANGHETA: CONCLUSA FESTA POLSI, BOSS NON C&#8217;ERANO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;erano i boss della &#8216;ndrangheta alla festa della Madonna della  Montagna, conclusasi nel santuario di Polsi. Secondo i rilevamenti fatti  dagli investigatori, gli esponenti delle cosche che erano presenti  erano inferiori come numero rispetto agli scorsi anni e, in piu&#8217;, si è  trattato di esponenti di secondo piano dell&#8217;organizzazione criminale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/madonna01g.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7039" style="margin: 5px;" title="madonna01g" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/madonna01g-300x227.jpg" alt="" width="193" height="147" /></a>Non c&#8217;erano i boss della &#8216;ndrangheta alla festa della Madonna della  Montagna, conclusasi nel santuario di Polsi. Secondo i rilevamenti fatti  dagli investigatori, gli esponenti delle cosche che erano presenti  erano inferiori come numero rispetto agli scorsi anni e, in piu&#8217;, si è  trattato di esponenti di secondo piano dell&#8217;organizzazione criminale. Un  fatto che gli investigatori spiegano con gli arresti di affiliati alla  &#8216;ndrangheta fatti negli ultimi tempi, e in particolare con l&#8217;operazione  Crimine eseguita il 13 luglio scorso, e con una prudenza dei mafiosi  legata alla massiccia presenza di forze dell&#8217;ordine, che hanno  effettuato servizi di controllo molto accurati.</p>
<p><em>Ansa</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>La &#8216;ndrangheta &#8220;in processione&#8221; alla Madonna della Montagna!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Italia dove tutti sanno e poco si fa&#8217; può accadere anche che una festa religiosa possa essere momento si di riflessione, ma anche di decisioni ed incoronazioni che nulla hanno a che fare con il culto.
Oggi a Polsi (RC) si celebra la Madonna della Montagna, celebrazione antichissima che risale addirittura all&#8217;anno 1144 ma che negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/polsi-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7036" style="margin: 5px;" title="polsi-2" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/09/polsi-2-300x225.jpg" alt="" width="166" height="124" /></a>Nell&#8217;Italia dove tutti sanno e poco si fa&#8217; può accadere anche che una festa religiosa possa essere momento si di riflessione, ma anche di decisioni ed incoronazioni che nulla hanno a che fare con il culto.</p>
<p>Oggi a Polsi (RC) si celebra la Madonna della Montagna, celebrazione antichissima che risale addirittura all&#8217;anno 1144 ma che negli ultimi anni <strong>&#8220;all&#8217;insaputa di tutti</strong>&#8221; è stato luogo di incontri tra boss della &#8216;ndrangheta, anzi più che semplici incontri delle vere e proprie &#8220;incoronazioni&#8221; (nel 2009 proprio durante la celebrazione della Madonna della Montagna fu&#8217; incoronato il nuovo capo della &#8216;ndrangheta oggi in galera, l&#8217;ottantenne Domenico Oppedisano) e appuntamenti per concordare strategie e spartizioni degli affari, insomma come si farebbe tra normali imprenditori o soci in una riunione del consiglio direttivo di una società.</p>
<p>Qualche mese fa&#8217; il vescovo di Locri Giuseppe fiorini Morosini aveva scritto una lettera aperta indirizzata ai vari boss, chiedendo di <em>&#8220;&#8230;non infangare il nome del Santuario e di restituirgli la dimensione religiosa che gli appartinene&#8230;.&#8221;</em> <span id="more-7035"></span>mentre oggi, vengono distribuite lettere ai pellegrini da parte di Don Pino Strangio che dice &#8220;&#8230;.<em>Non si puo&#8217; portare</em> <em>l&#8217;immagine</em> <em>della Madonna in tasca e poi andare a delinquere&#8230;..&#8217;</em>&#8216;</p>
<p>Quindi la domanda in questo caso è lecita: la Chiesa sapeva, chi ha portato avanti le varie inchieste che si sono susseguite negli anni sapeva, molti pellegrini sapevano e allora perchè sino ad oggi si sa&#8217; quanto accade e nessuno ha mai fatto niente o denunciato questo perpretato atto criminoso? Più che lettere ai boss o &#8220;inviti&#8221; ai pellegrini bisognerebbe opporsi e aiutare le forze dell&#8217;ordine!</p>
<p>Se anche oggi il cerimoniale sarà lo stesso degli anni passati, aspettiamoci un nuovo nome a capo della &#8216;ndrangheta e nuove strategie criminose&#8230;&#8230;.in quest&#8217;Italia dove molti sanno e pochi denunciano!</p>
<p>Pino Masciari</p>]]></content:encoded>
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		<title>Manca da cinque giorni testimone di giustizia.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 12:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da  cinque giorni a Soveria   Mannelli, in provincia di Catanzaro,  non si hanno più notizie di   Antonio Lucente,  39 anni.  Il giovane è scomparso il  26 agosto, dopo   essersi allontano da casa a bordo di una macchina in compagnia di  una   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/punto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7031" style="margin: 5px;" title="punto" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/punto.jpg" alt="" width="121" height="121" /></a>Da  cinque giorni a Soveria   Mannelli, in provincia di Catanzaro,  non si hanno più notizie di   Antonio Lucente,  39 anni.  Il giovane è scomparso il  26 agosto, dopo   essersi allontano da casa a bordo di una macchina in compagnia di  una   persona. A denunciare la scomparsa  dell&#8217;uomo, padre di una bimba di   appena un mese,  è stata la sua compagna che, non vedendolo tornare a   casa, si è rivolta a carabinieri  denunciando la sua scomparsa.  I   militari dell&#8217;Arma hanno avviato subito le indagini perchè temono possa  essere vittima di un caso di lupara bianca.  In passato, infatti,  Lucente ha collaborato con le  forze dell&#8217;ordine e grazie alle sue  dichiarazioni sono stati arrestati   esponenti della criminalità  organizzata del Lametino e della zona  montana.  L&#8217;uomo è stato visto  per l&#8217;ultima volta in compagnia di  un suo amico,  giovedì sera scorso,  lungo  la strada che collega  Carlopoli a Bianchi, due comuni dell&#8217;area  montana lametina non molto  distanti da Soveria Mannelli, <span id="more-7030"></span>centro dove  l&#8217;uomo abita. Quell&#8217;amico ha  riferito ai  carabinieri di aver lasciato  Lucente sulla strada tra  Carlopoli e Bianchi. Oltre  all&#8217;ipotesi della  lupara bianca i  carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli,  diretti dal capitano  Gennaro Iervolino, stanno valutando anche altre  piste investigative tra  cui quella del decesso naturale. Su questa  ultima ipotesi, comunque, non  viene posta molta attenzione: per gli  investigatori, l&#8217;ipotesi della  lupara bianca è quella più accreditata.   Gli investigatori dell&#8217;Arma non escludono, infatti, che  dietro la  scomparsa  del giovane possa esserci la mano della  criminalità  organizzata che ha fatto ricorso alla lupara bianca. Nel  2002, Lucente  fu tratto in arresto insieme ad altre otto persone  nell&#8217;ambito  dell&#8217;operazione &#8220;Cronos&#8221;, portata a termine dai carabinieri.   Un&#8217;organizzazione che dal 1997 al 2002 avrebbe compiuto estorsioni,   rapine e furti in una vasta zona del lametino. L&#8217;accusa nei confronti   degli arrestati fu di  associazione a delinquere finalizzata ad   estorsioni, rapine, furti e detenzione e porto illegale di armi.</p>
<p><em>GazzettadelSud.it</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, Nicola Gratteri: &#8220;In grado di formare un proprio partito. Ma non ne ha bisogno: ha già i vari politici in tasca&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 22:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Sono i politici che vanno a casa dei capi mafia e chiedono i voti. In  certe zone del Sud, le cosche controllano il 20 per cento dei voti&#8217;. E  fra le altre cose rivela: &#8220;Ci sono omosessuali anche fra i grandi boss.  Ma fanno tutto di nascosto. Altrimenti, verrebbero uccisi. Si uccide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/gratteri1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7019" style="margin: 5px;" title="gratteri" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/gratteri1.jpg" alt="" width="181" height="115" /></a>&#8216;Sono i politici che vanno a casa dei capi mafia e chiedono i voti. In  certe zone del Sud, le cosche controllano il 20 per cento dei voti&#8217;. E  fra le altre cose rivela: &#8220;Ci sono omosessuali anche fra i grandi boss.  Ma fanno tutto di nascosto. Altrimenti, verrebbero uccisi. Si uccide per  molto meno&#8230;&#8217;.</p>
<p>Nicola Gratteri procuratore  aggiunto di Reggio Calabria, autore de «La Malapianta» (Mondadori), è  stato intervistato dal messmediologo Klaus Davi nella trasmissione  &#8220;KlausCondicio&#8221; in onda su You Tube.  &#8220;La Chiesa calabrese sta facendo  muro contro la mafia. Un esempio è stato dato dal vescovo di Locri, che  ha fatto una lettera durissima contro i boss&#8221;, dichiara Gratteri. E a  chi gli chiede “Ratzinger sta troppo zitto sulla mafia secondo lei?”,  “Sì troppo&#8221;, risponde: &#8220;è il secondo problema degli italiani. La Chiesa  dovrebbe farsi sentire di più, data la gravità dei tempi e con la  disoccupazione”.</p>
<p>Secondo il procuratore, “La ‘ndrangheta, forte dei  dividendi ricavati dal commercio di cocaina, sarebbe perfettamente in  grado di dare vita a un proprio partito; ma non ne ha necessità, visto  che sono i politici che vanno a casa dei capi <span id="more-7018"></span>mafia e chiedono i voti.  In certe zone del Sud, le cosche &#8211; rivela &#8211; controllano il 20 per cento  dei voti”.</p>
<p><strong><span style="color: #000099;">Gay anche fra i boss</span></strong> “Ai vertici delle ‘ndrine ci sono anche dei boss che sono omosessuali, o  che hanno rapporti omosessuali frequenti. Ma lo sono in modo nascosto,  perché altrimenti verrebbero uccisi, ‘posati’ o messi in sonno, come  dicono i massoni”. “La ‘ndrangheta &#8211; spiega Gratteri &#8211; non ammette  l’omosessualità, seppure di un big-boss; si uccide per molto meno. Si  uccide un picciotto perché non si è vendicato per una moglie che gli ha  fatto le corna, figuriamoci se un boss fa sesso con uomini o travestiti.  Comunque alcuni boss dei più alti vertici delle ‘ndrinde, praticano  regolarmente rapporti omosessuali”.</p>
<p><strong><span style="color: #000099;">INTERCETTAZIONI</span></strong> “Contro i clandestini vengono impiegati esercito, flotta, ronde; contro  i mafiosi viene smantellato uno dei pochi strumenti investigativi  ancora in mano ai magistrati”:  lo ha dichiarato Nicola Gratteri  ribadendo quanto scritto nel suo libro “La Malapianta” (edito da  Mondadori) nel passaggio sulle intercettazioni a pagina 167. “Dare vita  alla caccia al clandestino fa più immagine della vera caccia al mafioso.  Ovviamente, contro la ‘ndrangheta non serve l’esercito. Necessitiamo di  risorse finanziarie, investimenti sulla Polizia, per esempio, pagando  gli straordinari, la benzina, le strutture tecnologiche che servono per  fare le indagini”. E conclude: “Credo che dovremmo applicare il codice  della generosità e della solidarietà verso i clandestini. Aiutando a  costruire opere pubbliche in quei Paesi e non limitandosi a  finanziamenti, che poi finiscono nelle tasche dei corrotti”.</p>
<p><strong><span style="color: #000099;">Droga, No liberalizzazione, decuplicherebbe introiti mafie</span></strong> “La depenalizzazione del consumo delle droghe ingrasserebbe le mafie.  Aumenterebbe a dismisura i suoi fatturati. Sarebbe un atto di gravissima  complicità. Per questo sono totalmente contrario”. “Molto più utile è  il lavoro di prevenzione. Il problema lo si risolve facendo una cultura  di prevenzione, spiegando ai ragazzi il male che fa la cocaina e  l’ecstasy. Negli Usa la prevenzione ha fatto diminuire il consumo di  cocaina, al punto che i colombiani non ritengono più conveniente  venderla negli Usa e hanno sub-delegato i messicani, che hanno invaso  gli Usa di cocaina. Su questo c’è stata una maxi indagine, coordinata  fra Italia, Usa e Canada. L’Europa è stata invasa di cocaina, proprio  perché negli Usa il mercato non ne assorbiva più”.</p>
<p><span style="color: #000099;"><strong>Solo Mondadori mi ha pubblicato, vero liberismo</strong> </span>Nel  corso del programma tv KlausCondicio, condotto da Klaus Davi, Gratteri  ha detto: “Non mi sento affatto in imbarazzo a pubblicare con Mondadori,  anzi ricordo che quando scrissi il libro Fratelli di sangue nessuna  casa editrice volle pubblicare, né Rizzoli né Einaudi, nessuno. La  pubblicai con una piccola casa editrice calabrese, successivamente si  fece viva la Mondadori che pubblicò “La mala pianta” senza modificare  neanche una virgola di un testo che in alcuni passaggi è durissimo  contro i provvedimenti della politica sulla giustizia. È un esempio  tangibile di liberalismo”.</p>
<p><em>Italia chiama Italia</em></p>]]></content:encoded>
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		<title>LUMIA: LIBERO GRASSI SFIDO’ LA MAFIA, L’OMERTA’ E L’INDIFFERENZA</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 11:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Conversano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Libero Grassi è stato ucciso perché  aveva osato ribellarsi al potere mafioso, sfidando l’omertà e  l’indifferenza della classe imprenditoriale e della società civile di  allora. Purtroppo, come è accaduto spesso nella storia della lotta alla  mafia, fu lasciato solo a condurre una battaglia – diceva lui – per la  dignità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/lumia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7015" style="margin: 5px;" title="lumia" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/lumia-225x300.jpg" alt="" width="111" height="150" /></a>Libero Grassi è stato ucciso perché  aveva osato ribellarsi al potere mafioso, sfidando l’omertà e  l’indifferenza della classe imprenditoriale e della società civile di  allora. Purtroppo, come è accaduto spesso nella storia della lotta alla  mafia, fu lasciato solo a condurre una battaglia – diceva lui – per la  dignità e la libertà di imprenditore e cittadino.</p>
<p><strong>Erano anni difficili</strong>,  scanditi dai continui omicidi di magistrati, uomini delle forze  dell’ordine, giornalisti … era ancora opinione diffusa che la lotta alla  mafia riguardasse soltanto lo Stato. Grassi capì che per liberare le  imprese dal giogo del racket e i territori dal condizionamento di Cosa  nostra era indispensabile affront<a href="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/Grassi1.jpg"><img class="size-medium wp-image-7014 alignright" style="margin: 5px;" title="Grassi" src="http://www.pinomasciari.org/wp-content/uploads/2010/08/Grassi1-300x221.jpg" alt="" width="139" height="102" /></a>are a viso aperto il potere mafioso.  Capì anche che la battaglia non poteva riguardare esclusivamente la  magistratura e le forze dell’ordine.</p>
<p><strong>Oggi, per fortuna, molto è cambiato</strong> sul fronte della lotta alla mafia e del contrasto al racket delle  estorisioni. Molti operatori economici hanno cominciato a denunciare il  pizzo, le associazioni antiracket svolgono un lavoro prezioso, le stesse  associazioni di categoria hanno deciso di fronteggiare il problema con  impegni concreti ed efficaci. C’è una nuova sensibilità, ma questo non  basta.</p>
<p><strong>L’introduzione della denuncia obbligatoria</strong> da parte degli operatori economici che subiscono estorsioni è uno  strumento utile ed estremamente efficace per reprimere il fenomeno.  Basti pensare a quante risorse ed energie si libererebbero se tutti  denunciassero. Con meccanismi di premialità e penalità di carattere  amministrativo si potrebbe dare un forte impulso alla denuncia.</p>
<p>Anche sul piano culturale sarebbe  fondamentale un maggiore investimento di idee, risorse per rafforzare i  presìdi e le <span id="more-7009"></span>reti della legalità e lo sviluppo.</p>
<p><strong>Bisogna investire sulla qualità del consenso. </strong>“Se  i politici hanno un cattivo consenso – ripeteva Grassi – faranno  cattive leggi”. Non solo in Sicilia, ma in tutto il Mezzogiorno, ampia  parte della politica legittima il suo potere attraverso  l’intermediazione clientelare, affaristica e mafiosa. Va da sè, quindi,  che le espressioni democratiche e le condotte di governo siano lontane  anni luce dai principi del bene comune, della meritocrazia …</p>
<p><strong>Riformare il sistema politico della Sicilia e del Paese, sfidandolo sul terreno delle riforme, della legalità e dello sviluppo.</strong> Ecco il vero nodo da affrontare se si vuole innescare un processo di  cambiamento e di innovazione vero e concreto: combattere e sconfiggere  la cattiva politica, proponendo un’alternativa riformista che scardini i  sistemi di potere della mafia; affrontare i problemi strutturali del  sottosviluppo e del degrado economico e sociale;  rispondere alle  istanze di progresso e benessere dei cittadini.</p>
<p>In tal modo, con i fatti e non con la retorica, faremo memoria viva della testimonianza e dell’insegnamento di Libero Grassi.</p>
<p>Giuseppe Lumia</p>]]></content:encoded>
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